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Percezione, trauma e memoria
Perception, trauma and memory

Autore | Author
Antonietta Buonauro
antonietta.buonauro@gmail.com

Corso di dottorato | PhD Program
Storia delle arti visive e dello spettacolo
Università degli studi Roma Tre
Tutor Veronica Pravadelli
2012

Sinossi | Abstract
Ampiamente diffusi negli Stati Uniti da alcuni decenni, ma ancora pressoché inediti nel panorama editoriale italiano, i “trauma studies” si confermano tra gli approcci teorici e analitici più accreditati per l’interpretazione dei mutamenti storici, sociali e culturali del nuovo millennio e della loro influenza sulle modificazioni della soggettività contemporanea. Nati a Yale nei primi anni Novanta dalla scuola decostruzionista di Paul De Man (i lavori fondativi sono quelli di Felman e Laub, e di Cathy Caruth) con lo scopo di approfondire gli eventi traumatici collettivi che avevano caratterizzato il Novecento – in particolare il secondo conflitto mondiale e la Shoah – questi studi si sono caratterizzati sin da subito per la forte vocazione politica, incentrandosi sui nodi teorici della ricostruzione storica, della testimonianza e della rappresentazione di questo genere di eventi. Avvalendosi, com’è tipico degli studi culturali, del contributo congiunto di diverse discipline (dalla psicoanalisi, agli studi storici, agli studi sull’audiovisivo), essi hanno ritenuto di individuare nel trauma non solo un fenomeno storico, ma anche una nozione interpretativa e una dinamica caratterizzante della contemporaneità, dei suoi fenomeni sociali e delle sue implicazioni con i meccanismi costitutivi della soggettività (Lays, Radstone, Walker). Questa intuizione ha trovato ulteriori conferme con l’avvento del nuovo millennio, caratterizzato da un lato dal verificarsi di eventi traumatici collettivi sia naturali che culturali, e dall’altro da un utilizzo dei nuovi media che ha indirizzato la sfera pubblica verso il consumo preferenziale di immagini legate a un’estetica finalizzata alla spettacolarizzazione del trauma. Come rilevano questi studi, il trauma si è in effetti progressivamente insediato come oggetto privilegiato non solo del dibattito teorico, ma (innanzitutto) della stessa cultura visuale occidentale, influenzando e condizionando così non solo i nuovi media ma anche il cinema, ovvero i suoi generi, la sua produzione di immaginari e le sue strutture narrative, sempre più frammentarie e sempre più rispondenti a quella che E. Ann. Kaplan tra gli altri ha definito una dilagante trauma culture.

Very popular in the USA contemporary academic context, and less in Italy, ‘trauma studies’ are one of the most important both theoretical and analytical approach for the interpretation of historical, social, and cultural changes of the new millennium and for the issue of contemporary subjectivity. Born in the 1990s at Yale University, from Paul De Man’s school of deconstruction (main works were written by Shoshana Felman and Dori Laub, and later by Cathy Caruth), Trauma studies investigated collective traumas that characterized XX century, especially Shoah and II World War, focusing primarily on historical reconstruction, testimony, and representation of this kind of events. Taking advantage of different theoretical approaches (from psychoanalysis to history, to media studies, and film studies), as it is typical of Cultural studies, Trauma studies refers to trauma not only as historical phenomenon, but also as a concern and typical dynamics of contemporary world and of its imbrications with subjectivity. By the advent of the new millennium, the happening of collective traumas and the availability of images of these events trough the world wide web, the contemporary public sphere has been addressed to the preferential consumption of images linked to an esthetic of spectacularization of collective traumas. In other words trauma has become the privileged object not only of the theoretical debate, but also of the occidental visual culture, that is media and cinema, conditioning their imaginary, narrative structure and genres, responding in this way to what E. Ann Kaplan has defined ‘trauma culture’.

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