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Oltre la parola, oltre l’immagine. La rappresentazione della temporalità nel cinema di Ingmar Bergman
Beyond the word, beyond the image. The representation of tmporality in the cinema of Ingmar Bergman

Autore | Author
Fabio Pezzetti Tonion
fabio.pezzetti@libero.it
http://unito.academia.edu/FabioPezzettiTonion

Corso di dottorato | PhD Program
Discipline artistiche, musicale e dello spettacolo
Università degli studi di Torino
Tutor Giulia Carluccio
2010

Sinossi | Abstract
Il cinema di Ingmar Bergman definisce la possibilità di un orizzonte percettivo in cui l’esperienza del fluire del tempo diviene tangibile, aprendo ad una dimensione in cui le categorie che fanno riferimento al realismo sono utilizzate per essere al contempo poste in crisi. La frattura del reale, che il regista ottiene insistendo sullo studio del corpo, è il gesto che permette la realizzazione di un cinema che si muove con pari sicurezza in una pluralità di domini, in cui realismo, memoria e ricordo sono piani che vengono continuamente ad intrecciarsi tra loro. L’analisi della messa in scena del tempo può essere un fertile terreno di ricerca capace di mettere in essere questioni relative alle categorie del Realismo e della Modernità cinematografica. A partire dalla riflessioni di Henri Bergson sul concetto di durata e simultaneità e attraverso la lettura datane da Gilles Deleuze, il lavoro indaga il processo attraverso il quale Bergman crea un complesso orizzonte temporale, in cui la dimensione fenomenologica del passaggio lineare del tempo si confonde e spesso si muta in una percezione soggettiva del passaggio dello stesso, creando una relazione sincretica tra il tempo quantitativo e quello qualitativo della sensazione.

The cinema of Ingmar Bergman proposes a perceptive horizon which renders tangible the passage of time, opening to a dimension in which the categories of realism are also used in order to place them in a condition of crisis. The facture of reality, which the director achieves by concentrating on a study of the body, allows his cinema to move with equal surefootedness in a plurality of domains, in which the planes of realism, memory, and recollection are continuously interwoven. An analysis of the staging of time is fertile terrain for research that interrogates the categories of realism and film modernity. Starting from Henri Bergson’s reflections on the concept of duration and simultaneity, and through Gilles Deleuze’s interpretation, this paper studies the process through which Bergman creates complex temporal horizons, in which the phenomenological dimension of the linear passage of time blends with and often becomes a subjective perception of time as it passes, creating a syncretic relationship between quantitative time and the qualitative time of sensations.

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